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Quel fastidioso mal di testa

La cefalea, più comunemente detta mal di testa, rappresenta una condizione dolorosa estremamente frequente: si stima infatti che la quasi totalità della popolazione (si parla addirittura del 95%) abbia sofferto almeno una volta nella vita di mal di testa. 
 
Si caratterizza per la presenza di dolore con caratteristiche variabili: diffuso o circoscritto, pulsante o fisso, talvolta accompagnato da altri sintomi come vomito, febbre, vertigini, aumento della lacrimazione, fotosensibilità.
 
Anche la durata del dolore è variabile, da alcuni minuti a molte ore, e gli attacchi possono ripresentarsi a intervalli regolari (cefalea cronica) o manifestarsi sporadicamente, anche a distanza di molto tempo. 
 
I meccanismi che portano alla comparsa di mal di testa sono numerosi, e conseguono a un coinvolgimento vascolare (sia di arterie sia di vene), nervoso o muscolare (dei muscoli extracranici e cervicali); nella cefalea secondaria, il dolore è correlato invece alla presenza di altre condizioni patologiche. 
 
In Italia soffrono di mal di testa oltre 26 milioni di persone e le conseguenze, nelle forme più gravi, si traducono in assenze dal luogo di lavoro, difficoltà a concentrarsi, impossibilità a frequentare luoghi affollati, scarso appetito, depressione, a determinare una vera e propria condizione di invalidità sociale.
 

Le forme di cefalea
 
In funzione della durata dell’attacco, dell'intensità del dolore e della regione interessata, è possibile distinguere almeno tre forme principali di cefalea primaria, vale a dire non correlate ad altra patologia coesistente: la cefalea di tipo tensivo, l'emicrania e la cefalea a grappolo. A queste se ne affiancano altre, come quella trafittiva, da tosse, da attività fisica.
 
Cefalea di tipo tensivo
 
Rappresenta la forma più comune di mal di testa, a impatto socio-economico elevato, con una prevalenza che raggiunge quasi l'80%, ed è frequente non solo nell’adulto ma anche nel bambino e nell’adolescente.
  
Può essere favorita da una postura scorretta di testa e collo, da una lesione o stiramento dei tessuti molli del collo, da contratture muscolari prolungate, da artrosi cervicale ecc.; inoltre, un ruolo importante è ricoperto dallo stress e dalla tensione emotiva.
  
La frequenza temporale della cefalea di tipo tensivo non è costante e può manifestarsi anche giornalmente. La durata del dolore varia da pochi minuti a svariati giorni, la sede del dolore è di norma bilaterale (fronte, parte posteriore del capo e della nuca): i pazienti lo descrivono come un cerchio, una morsa intorno alla testa. 
 
Il dolore è continuo, mai pulsante, d’intensità lieve-moderata. Sono assenti sintomi quali nausea, vomito, fotofobia, fonofobia (tipici dell’emicrania), oppure lacrimazione, congestione e/o secrezione nasale, edema palpebrale, sudorazione facciale e frontale (tipici della cefalea a grappolo) ma può essere presente dolore al cuoio capelluto, che rende difficile l’atto del pettinarsi; la pressione sul muscolo contratto può accentuare il dolore. Talvolta sono presenti instabilità posturale e disturbi del sonno.
 
Emicrania
 
Rappresenta la seconda forma più comune di cefalea, dopo la cefalea di tipo tensivo, annoverata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al 19° posto nella graduatoria delle patologie disabilitanti. Spesso insorge già durante l’infanzia o l’adolescenza, raramente compare dopo i 50 anni; le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini (rapporto 3:1). 
 
La causa resta tuttora da chiarire, mentre è noto il meccanismo che determina dolore, ossia un’improvvisa vasodilatazione delle vene del cranio, preceduta da vasocostrizione, che provoca il rilascio di sostanze tra cui la serotonina; la serotonina è un neurotrasmettitore, dotato di un ruolo fondamentale nella comparsa del dolore in corso di emicrania, tant'è che per il suo trattamento si fa spesso ricorso a farmaci che modificano i livelli di serotonina e ne impediscono gli effetti biologici. 
 
L’emicrania può presentarsi senza aura o con aura, condizione quest’ultima meno frequente, segnalata nel 30% circa dei pazienti con emicrania. L’aura è tipicamente visiva e di norma precede la prima fase dell'emicrania; consiste in manifestazioni luminose e scintillanti, presenti al principio in una parte del campo visivo per poi diffondersi gradualmente ed espandersi fino a coinvolgerlo nella sua totalità. 
 
Occasionalmente vengono segnalati formicolii transitori a carico della bocca, del volto, degli arti superiori, successivi alle manifestazioni visive; si tratta di disturbi neurologici dovuti proprio all'iniziale vasocostrizione che si tramuterà poi nella vasodilatazione dolorosa tipica dell'emicrania. La durata dell’aura è compresa di norma tra i 5 e i 60 minuti. 
 
Il dolore in corso di emicrania è di tipo pulsante, l’intensità è moderata-forte, la sede unilaterale. La durata dell’attacco oscilla tra le 4 e le 72 ore, solo occasionalmente si protrae oltre i 3 giorni; il numero di episodi nel mese è variabile, ma si stima che il 10% dei pazienti soffra di un attacco di emicrania alla settimana. Nausea, vomito, fotofobia, fonofobia sono sintomi associati di frequente riscontro.
 
Cefalea a grappolo
 
È una forma di mal di testa poco frequente, così chiamata perché gli attacchi compaiono generalmente raggruppati, intervallati da lunghi periodi di assenza. Colpisce maggiormente il sesso maschile ed è la forma di mal di testa con il dolore più intenso e lancinante, le cui cause non sono state ancora del tutto chiarite: sono state ipotizzate alterazioni ormonali, vascolari e nervose, con coinvolgimento del nervo trigemino, a spiegazione di alcuni dei sintomi che possono manifestarsi accanto al dolore. 
 
Tipicamente, il dolore, trafittivo, unilaterale, è localizzato allo stesso lato del capo e centrato principalmente nella regione perioculare e zigomatica. Gli attacchi durano in media 1-3 ore e tendono a ripresentarsi dopo breve tempo, determinando uno stato di agitazione e di aggressività: il soggetto colpito da cefalea a grappolo non riesce a stare fermo, cammina avanti e indietro per cercare sollievo. Sono inoltre presenti sintomi come lacrimazione, congestione e/o secrezione nasale, edema palpebrale, sudorazione facciale e frontale.
 
Diagnosi
 
La diagnosi di mal di testa è essenzialmente clinica, e si basa in genere su una corretta valutazione anamnestica (ossia sulla raccolta di tutte le informazioni passate e presenti che possono risultare utili) e su un esame accurato del paziente; tuttavia, le diverse forme di mal di testa presentano spesso differenze talmente sottili che chi ne soffre non riesce a distinguerle con facilità, e di conseguenza la diagnosi potrebbe non essere immediata. 
 
Molto utile è compilare un diario del mal di testa, in cui segnare tutte le caratteristiche di ogni singolo attacco. È inoltre importante, per definire l’approccio terapeutico più appropriato, che venga valutata la qualità di vita del paziente, dal momento che in alcune circostanze gli attacchi possono risultare invalidanti sia sotto il profilo lavorativo sia sotto quello relazionale-sociale. 
 
Nell'inquadramento del dolore, il medico potrà pertanto porre numerose domande, che nel loro complesso permettono una valutazione accurata del paziente e del dolore. Durata degli attacchi, sede e tipo di dolore, comparsa in associazione a situazioni specifiche (alimentazione, sport, stress), assunzione di farmaci analgesici e loro effetto sul dolore, terapie concomitanti per altre patologie: sono tutte informazioni importanti per l'orientamento diagnostico e per instaurare la terapia più appropriata.
 
Gestione del mal di testa
 
È possibile prevenire, o perlomeno ridurre, gli attacchi di mal di testa, rispettando alcune regole principali e modificando le abitudini quotidiane e lo stile di vita. I fattori che concorrono alla comparsa del mal di testa sono numerosi ed è importante:

 

  • evitare gli sforzi fisici eccessivi;
  • non rimanere mai a digiuno per troppo tempo;
  • limitare il consumo di alcuni alimenti, come cioccolato, alcolici, formaggi stagionati, insaccati, caffè, tè;
  • cercare di dormire per il giusto numero di ore: dormire troppo o troppo poco rispetto alle esigenze fisiologiche individuali può favorire la comparsa di mal di testa;
  • non assumere contraccettivi orali o terapie ormonali sostitutive (in menopausa);
  • limitare l'esposizione a luci forti e abbaglianti.

Nelle persone che manifestano un aumento degli attacchi di mal di testa dopo un'attività faticosa, o per chi associa al mal di testa anche fotofobia o fonofobia, concedersi il giusto riposo è fondamentale. 
 
Ogniqualvolta non sia possibile controllare la comparsa di mal di testa esclusivamente modificando lo stile di vita e le abitudini quotidiane, è necessario fare ricorso a un approccio farmacologico, sempre complementare agli accorgimenti non farmacologici.
  
La terapia farmacologica si basa innanzitutto sull’assunzione di molecole ad azione analgesica (paracetamolo) o antinfiammatoria (ibuprofene, naprossene) e in genere permette di eliminare efficacemente il dolore lieve-moderato degli attacchi di mal di testa minori; se il dolore è al contrario molto intenso e prolungato, è necessario contattare il medico per stabilire la terapia più appropriata e per evitare la cronicizzazione del mal di testa.
  
Anche la terapia preventiva, consigliata nei pazienti che presentano due o più attacchi di cefalea al mese e/o un'emicrania che dura più di 70 ore, tali da incidere in maniera significativa sulla loro qualità di vita, deve essere definita esclusivamente dopo controllo medico.