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Sanofi
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Emorroidi

Definizione

 

Le emorroidi, indicate anche con il termine malattia emorroidaria, consistono in un’alterazione patologica dei cuscinetti di tessuto riccamente vascolarizzato che rivestono la parte inferiore del retto.
 
Rappresentano uno dei problemi più comuni legati all’intestino e colpiscono il 25% della popolazione adulta, in particolare i soggetti di età compresa tra i 45 e i 65 anni.
 
Nella pratica, le emorroidi consistono in dilatazioni del plesso venoso emorroidario sottomucoso e di quello sottocutaneo e si presentano come rigonfiamenti (detti gavoccioli) più o meno congesti, rosso bluastri, talvolta sanguinanti.
 


Si distinguono in interne ed esterne, a seconda della loro origine, cioè al di sopra o al di sotto della linea dentata del canale rettale.

  • L’evoluzione della malattia porta spesso a un’esteriorizzazione delle emorroidi interne a causa di un prolasso al di fuori dell’orifizio anale.
  • A differenza di quelle interne, che non sono molto innervate, le emorroidi esterne possiedono una ricca innervazione e sono quindi molto sensibili.

 

 

Sintomi

 
Ai vari gradi di gravità della malattia, corrisponde in genere una sintomatologia diversa:

  • il sintomo principale è un sanguinamento di colore rosso vivo che macchia esternamente le feci al momento della defecazione. In questo caso, molto utile è una visita proctologica per escludere eventuali altre patologie più gravi  
     
  • si può provare fastidio o dolore nell’atto della defecazione, con sensazioni di defecazione incompleta, di corpo estraneo nel retto o di incontinenza 
     
  • l’ispezione anale può rivelare la presenza di gavoccioli venosi rigonfi 
     
  • si possono verificare fuoriuscita della mucosa anale, perdite di muco e prurito 
     
  • nei casi più gravi, può succedere che il paziente vada incontro a episodi ricorrenti di trombosi emorroidaria, conosciuta anche come crisi o attacco emorroidario. La trombosi si verifica, come detto, nelle emorroidi di grado elevato: i gavoccioli, prolassati e rigonfi di sangue, restano bloccati all’esterno dell’apertura anale; dopo poche ore i vasi emorroidari non riescono più a rientrare nella loro sede e diventano voluminosi e dolenti, al punto che qualsiasi attività risulta dolorosa. 


Cause
 

Le cause dell’insorgenza non sono state ancora del tutto chiarite: molti dati clinici indicano che questo disturbo si presenta con maggior frequenza nei soggetti affetti da stipsi cronica, da ipertrofia prostatica e da bronchite cronica e nelle donne in gravidanza, condizioni che hanno la caratteristica comune di aumentare la pressione endoaddominale.
 
In casi più rari potrebbero essere collegate a fattori ereditari, quali per esempio disordini del tessuto connettivo.
 
Non è certo, invece, che la permanenza prolungata in posizione seduta o il sollevare pesi siano responsabili, tuttavia queste attività aggravano l’entità delle emorroidi già presenti.
 
Anche la diarrea cronica può causare emorroidi a causa dell’acidità delle feci a contatto con la mucosa anale.
 
Poiché il sanguinamento rettale potrebbe essere collegato ad altre importanti patologie, come per esempio ragadi, neoplasie del retto e del sigma, diverticolosi, ecc., è necessario che il paziente si sottoponga a un esame anoscopico o rettoscopico allo scopo di escludere altre patologie.
Questi esami sono eseguiti in ambulatorio e non richiedono anestesia o sedazione.
 

Trattamento

 
Il trattamento dipende dallla sintomatologia e dal grado di classificazione.
 
Alimentazione

Il primo stadio di cura consiste in un trattamento dietetico per la correzione della stitichezza.
Il paziente dovrebbe introdurre una maggior quantità di fibre (frutta, verdura e alimenti integrali) e di alimenti liquidi e abbandonare alimenti irritanti (alcool, spezie, dolci).
 
Trattamento farmacologico 

  • Nei casi acuti, per alleviare i sintomi può essere utile ricorrere a un trattamento farmacologico locale secondo le indicazioni del medico. In ogni caso, il trattamento farmacologico deve sempre essere abbinato alle indicazioni dietetiche-comportamentali.
  • Per ridurre il dolore e l’infiammazione il medico può consigliare l’impiego di un analgesico.
     

Trattamento sclerosante
 
Le emorroidi interne di I grado, che presentano sintomi di una certa entità, vengono spesso curate con l’iniezione di sostanze sclerosanti. Si tratta di un intervento ambulatoriale che prevede l’iniezione di un agente sclerosante per via sottomucosa alla radice del peduncolo emorroidario.
Molto raramente si verificano complicanze, come necrosi e ulcerazione, ma è molto comune l’insorgenza di recidive.
 
 
Legatura con elastico
 
Rappresenta il trattamento di scelta per le emorroidi di grado II e III. Un minuscolo elastico viene posizionato intorno alla base dell’emorroide interna; ciò fa sì che la vena prolassata vada incontro a ischemia e necrosi e si distacchi dopo qualche giorno.
 
 
Fotocoagulazione
 
Si tratta di un intervento di coagulazione con raggi infrarossi che è in grado di ridurre il sanguinamento di emorroidi di II e III grado. E’ una procedura veloce, i cui risultati sono comparabili a quelli ottenuti con la scleroterapia, ma è molto più costosa di quest’ultima.
 
 
Crioterapia, elettrocoagulazione e laserterapia
 
Tali trattamenti prevedono rispettivamente l’impiego di protossido d’azoto, di bassi voltaggi e di un raggio laser allo scopo di distruggere il tessuto emorroidario ed eliminare il sanguinamento.
 
 
Emorroidectomia chirurgica
 
Il ricorso all’intervento chirurgico è di solito riservato ai pazienti con emorroidi di III e IV grado e viene consigliato anche ai soggetti che non hanno ricavato alcun beneficio dagli altri trattamenti.
L’intervento non necessita di ricovero e può essere eseguito in regime di day hospital, con anestesia regionale o locale.