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Sanofi
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Varicocele

Definizione e cause

 
Il varicocele è una patologia caratterizzata da dilatazione e sfiancamento delle vene testicolari.
 
L’ipotesi più plausibile è che sia legato a una debolezza costituzionale, di origine familiare, delle pareti venose abbinata a un’incontinenza delle valvole.
 
Si tratterebbe di una situazione analoga a quella che determina l’insorgenza di emorroidi e di varici alle gambe.
 
A questo fattore di predisposizione si può associare l’aumento della pressione idrostatica, favorito dalla posizione eretta.
 
Da non sottovalutare, poi, la costituzione del giovane: infatti colpisce con maggior frequenza i soggetti longilinei e di statura elevata.

 
Ai fattori costituzionali si sommano alcuni fattori scatenanti: primo fra tutti la pubertà.
 
Durante la pubertà il testicolo cresce rapidamente sotto lo stimolo ormonale. Si rende, quindi, necessario un afflusso di sangue superiore alla norma per consentire un adeguato metabolismo testicolare.

Se esistono fattori predisponenti (assenza delle valvole, decorso e/o sbocco anomalo delle vene, aumentata lunghezza delle vene nei giovani longilinei) è proprio durante la pubertà che si può determinare la dilatazione e lo sfiancamento della vena testicolare.


 
Sintomi 

 
 
 
Il varicocele di una certa rilevanza è visibile e palpabile come le vene varicose delle gambe e si evidenzia maggiormente in posizione eretta.
La contrazione addominale fa aumentare il volume delle vene, mettendo in evidenza una situazione di reflusso nel sistema venoso spermatico.
 
I sintomi sono essenzialmente:

  • dolenzia o dolore a livello del testicolo 
  • problemi di infertilità

Il dolore è dovuto all’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene dilatate.
Sia l’aumento pressorio sia il dolore aumentano quando si sta in piedi per lungo tempo, nell’attività sportiva o sollevando pesi.

 
 
 
Diagnosi


 
Per effettuare la diagnosi di varicocele è sufficiente, in genere, la visita clinica del medico di base, che rileva una massa venosa allargata in corrispondenza del testicolo, che aumenta di volume nella posizione eretta e durante la contrazione addominale.
 
Tuttavia, poiché forme più modeste potrebbero sfuggire anche a una visita medica, in presenza di sintomi associati, è sempre consigliabile eseguire indagini più approfondite come l’ecografia o l’ eco-color doppler, un esame non invasivo a base di ultrasuoni.

 

 
Terapia


 
Attualmente esistono due opzioni di trattamento per i soggetti affetti da varicocele:

  • la scleroembolizzazione percutanea
  • l’intervento chirugico

Entrambe determinano l’interruzione del reflusso.
 
Se il varicocele non determina disturbi o non è causa di infertilità, non è necessario alcun tipo di terapia.

 
 
Scleroembolizzazione percutanea
 

E’ la tecnica più moderna e si esegue in radiologia interventistica.
 
L’intervento si svolge in day hospital con anestesia locale secondo le seguenti modalità:

  • il varicocele e le vene incontinenti e dilatate vengono visualizzati mediante un liquido di contrasto contenente iodio, iniettato via catetere nella vena spermatica interna 
  • l’iniezione di una piccola quantità di alcool, abbinato se necessario a piccole particelle solide, determina l’occlusione delle vene dilatate 
  • un’ora dopo l’intervento, il paziente può tornare a casa. L’unico consiglio è quello di svolgere, nei giorni sucessivi, solo attività leggere 
  • le complicanze, poco frequenti, possono essere di tipo generale o locale, quali reazioni allergiche al mezzo di contrasto, calo della pressione, sensazione di dolore o fastidio nella regione inguinale, gonfiore dello scroto, arrossamento e/o dolore testicolare, piccoli ematomi 
  • i pazienti con diabete, insufficienza renale, mieloma o allergie devono consultare il radiologo prima dell’impiego del mezzo di contrasto. 

 

 

Intervento chirurgico
 

Esistono diverse metodiche di legatura delle vene refluenti; la legatura retroperitoneale, la legatura inguinale e la legatura subinguinale.
 
 
1. La legatura retroperitoneale è quella più utilizzata e ha il vantaggio di essere semplice e con poche complicanze post-operatorie.
Consiste in una incisione di qualche centimetro al di sotto dell’ombelico nel lato sinistro, eseguita in anestesia generale, seguita dalla legatura della sola vena o di tutto il fascio vascolare.
 
- Nel primo caso, e cioè con la legatura della vena, potrebbe verificarsi la persistenza di rami venosi collaterali; questi darebbero origine a un nuovo reflusso verso i testicoli, determinando recidive (20% di casi).
 
- Nel secondo caso la percentuale di successo è molto elevata, ma si potrebbe verificare l’interruzione di vasi linfatici del testicolo, con formazione di idrocele (raccolta di liquido intorno al testicolo).
 
 
2. La legatura inguinale permette l’ispezione e l’eventuale legatura di altre vene, come la vena spermatica esterna, che potrebbero causare recidive dopo la legatura delle vene spermatiche interne.
Il successo non è però garantito per la maggior complessità nell’isolamento delle vene dall’arteria nell’inguine.
 
3. La legatura subinginale garantisce buoni risultati solo se condotta con l’ausilio di un microscopio, il cui impiego ne limita però l’utilizzo oltre a richiedere tempi operatori più lunghi.